mercoledì 25 febbraio 2026

DIGESTIONE DIFFICILE: COSA NON STAI "DIGERENDO" NELLA TUA VITA?

Digestione difficile: cosa non stai “digerendo” nella tua vita?

Gonfiore, acidità, pesantezza: solo questione di cibo o anche di vissuti?

Quando lo stomaco parla

Ma quando mangiamo il nostro primo e il nostro secondo senza abbuffarci ma subito dopo avvertiamo una sensazione di gonfiore, di scomodità, il classico nodo allo stomaco… ecco in questi casi… il disagio che avvertiamo è davvero dovuto solo a ciò che mangiamo?

 E’ realmente solo colpa dei cibi, del tipo di cottura, del troppo olio,  del troppo burro utilizzati in cucina? Digerire non è solo un processo fisico che si riduce all’azione di stomaco, enzimi e succhi gastrici. Digerire è anche un percorso di elaborazione emotiva. Come ci insegna il concetto dell’asse intestino-cervello, questi due organi sono realmente collegati tra di loro ed in continua comunicazione. Attraverso il nervo vago infatti l’intestino invia messaggi al cervello. Si hai letto bene: dall’intestino al cervello! Allo stesso tempo la mente ripercorre emozioni e stati d’animo e stimola la produzione di determinate sostanze in risposta a questo bombardamento emotivo.  Esse possono influenzare o determinare la corretta digestione del nostro pasto.

La digestione: il punto di vista fisiologico

Come ci è sempre stato spiegato a scuola: “La digestione del cibo inizia dalla bocca”. Esattamente: il processo di assimilazione dei cibi inizia infatti con la masticazione che permette di sminuzzare gli alimenti e grazie alla saliva ne facilita la deglutizione. Attraverso l’esofago poi il bolo (così viene chiamato il cibo masticato) arriva allo stomaco e qui subisce la prima “tempesta chimica”. Inondato da succhi gastrici ed enzimi, l’alimento viene qui scomposto ancora di più e elaborato affinché risulti “assimilabile” e “utile” per l’organismo. E’ poi a partire dal primo tratto dell’intestino tenue che avviene l’assorbimento dei micro e macronutrienti. Ed è proprio nell’intestino che troviamo il sistema nervoso enterico: una rete complessa di neuroni che sono situati nella pancia, un “reale” secondo cervello che coordina gran parte delle funzioni legate alla digestione e all’organo che lo ospita. Esso regola i movimenti delle pareti intestinali, permettendo al cibo di proseguire e spingersi in avanti. Coordinando le contrazioni e il rilassamento della muscolatura liscia, gestisce lo svuotamento gastrico e il transito intestinale degli alimenti, stimola la produzione di enzimi digestivi, succhi gastrici e muco. Supporta l’attività metabolica e il riconoscimento e il conseguente assorbimento delle sostanze nutritive, partecipa attivamente con i batteri intestinali del microbiota alla regolazione di stati infiammatori e della risposta immunitaria. Grazie poi al nervo vago, che come detto lo mette in contatto con il cervello, influenza il senso di fame e sazietà garantendo che tutto il processo digestivo avvenga in maniera efficiente e regolata.

Ma quali sono i sintomi più comuni di una cattiva o difficile digestione?

Primo fra tutti il gonfiore addominale, segue acidità o reflusso, nausea e colon irritabile, stato di pesantezza e di malessere generale. Ora salvo cause cliniche che vanno ovviamente indagate e chiarite esclusivamente dal medico, esiste una lettura ed interpretazione psicosomatica a tutti questi disturbi. Questo non significa che ogni disturbo digestivo abbia un’origine emotiva, ma che mente e corpo dialogano continuamente

Ma quindi cosa significa “digerire” in alimentazione psicosomatica?

Digerire è sinonimo di trasformare, assimilare, lasciar andare. E cosa può essere difficile da digerire nella vita? Beh gli aspetti sono molteplici. Si pensi ad esempio ad una situazione non facile da accettare, rabbia non espressa, decisioni prese a forza, cambiamenti e imposizioni subite, conflitti repressi. Ecco: lo stomaco è la sede della paura e del controllo e l’intestino quella della rielaborazione profonda. Pertanto due “luoghi” dove questi aspetti della nostra esistenza vengono considerati e sviscerati in maniera importante.

Stress e digestione: la biologia dietro il meccanismo

Quando siamo stressati ad esempio, il nostro corpo si attiva in modalità “attacco o fuga”. Lo scopo è sopravvivere. Il sangue si sposta dagli organi interni ai muscoli degli arti che potrebbero dover iniziare a correre da un momento all’altro.  Anche la produzione dei succhi gastrici e l’equilibrio del microbiota possono risentirne.

Come possiamo allora creare uno spazio in cui il corpo possa digerire il cibo e la mente possa elaborare le emozioni?

Possiamo porci qualche domanda: cosa mi pesa in questo momento?  Sto vivendo qualcosa che risulta difficile accettare? Sto “ingoiando” qualcosa contro voglia? Quando i sintomi di questa cattiva digestione peggiorano, dove sono? In che contesto? Con chi?

Azioni concrete che possiamo attuare:

Sul piano fisico:

  • mangiare lentamente
  • masticare bene
  • ridurre i pasti che compio sotto stress
  • respirazione profonda 5 minuti prima del pasto
  • tenere orari regolari

Sul piano emotivo:

  • nominare le emozioni,
  • praticare scrittura espressiva
  • imparare a  dire di no

Concludendo possiamo dire che il corpo va ascoltato perché non è contro di noi ma è una parte di noi e la digestione è un atto di trasformazione continua non solo del cibo ma anche delle emozioni che proviamo. Alle volte quindi non è la cena ad essere pesante ma lo stato d’animo che stiamo vivendo.


Non è lo stomaco ad essere troppo sensibile: forse è la vita che ci chiede di essere “digerita” con maggiore consapevolezza.

Fonti:

Carabotti, M., Scirocco, A., Maselli, M. A., & Severi, C. (2015). The gut–brain axis: Interactions between enteric microbiota, central and enteric nervous systems. Annals of Gastroenterology, 28(2), 203–209.

Cryan, J. F., O’Riordan, K. J., Cowan, C. S. M., Sandhu, K. V., Bastiaanssen, T. F. S., Boehme, M., … Dinan, T. G. (2019). The microbiota–gut–brain axis. Physiological Reviews, 99(4), 1877–2013

Furness, J. B. (2012). The enteric nervous system and neurogastroenterology. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, 9(5), 286–294.

Konturek, P. C., Brzozowski, T., & Konturek, S. J. (2011). Stress and the gut: Pathophysiology, clinical consequences, diagnostic approach and treatment options. Journal of Physiology and Pharmacology, 62(6), 591–599.

Mayer, E. A. (2011). Gut feelings: The emerging biology of gut–brain communication. Nature Reviews Neuroscience, 12(8), 453–466.

 

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