Mangiare non è solo nutrirsi, cucinare non soddisfa solo il
palato ma anche tutti gli altri sensi e la risposta a questi stimoli può influenzare
la nostra esperienza con il cibo.
Ma oltre ad ingredienti freschi e qualche abilità in cucina,
cosa conta quindi per ottenere un pasto soddisfacente?
Partiamo da un presupposto direi “olistico”, ovvero l’apprezzamento
del cibo non è solo una questione di papille gustative ma coinvolge tutti e
cinque i sensi e anche l’aspetto emotivo e cognitivo della persona. Ebbene si!
Quello che erroneamente si riduce ad un mero consumo di calorie o alla semplice
assunzione di nutrienti in realtà è una vera e propria esperienza sensoriale, emozionale
che coinvolge anche il nostro pensare e ragionare. Il nostro corpo — insieme
alla nostra mente — interpreta ogni segnale che arriva da quel piatto. E da
questa interpretazione nasce la soddisfazione… oppure la ricerca di altro cibo.
Se psicologi ed esperti distinguono ben 9 tipi di fame differente, noi nel
nostro piccolo possiamo individuare 5 aspetti più semplici che ci permettono di
asserire come non sia solo la bocca a mangiare ma l’intero corpo.
1° aspetto
“Anche l’occhio vuole la sua parte” : detto più che mai azzeccato per questo contesto. Il
primo punto da osservare è il colore dei piatti: se il colore delle stoviglie è
molto in contrasto con quello dei cibi probabilmente ne consumeremo meno.
2° aspetto:
La temperatura: i gradi delle pietanze stimolano una
risposta diversa delle papille gustative. I cibi caldi permettono di assaporare
meglio pranzi e cene e pertanto ci fanno sentire più sazi e più gratificati. I
cibi caldi trasmettono senso di conforto e protezione. Non è un caso che nei
momenti difficili cerchiamo minestre, tisane, piatti avvolgenti.
3° aspetto:
La velocità: mangiare più lentamente può stimolare una
migliore digestione e questo di riflesso migliorare le nostre sensazioni post
pasto. Mangiare lentamente quindi permette al cervello di registrare la sazietà
e al corpo di sentirsi davvero appagato. La fretta, invece, spesso lascia un
senso di “non abbastanza”.
4° aspetto:
Il piccante: stimola la termogenesi e attiva il metabolismo,
ma non solo: crea una stimolazione intensa che può aumentare la percezione di
vitalità. Anche questo è un modo in cui il cibo dialoga con il nostro sistema
nervoso.
5° aspetto
L’umore: alcuni cibi come la cioccolata fondente, tacchino,
uova e banane possono influenzare il buon umore quindi favoriscono la
produzione di neurotrasmettitori legati al benessere, ma spesso ciò che
cerchiamo non è la serotonina… è consolazione.
Considerando quindi il gusto come il senso principale predisposto
ad assaporare i cibi, si può asserire che questo non sia il solo.
Contribuiscono infatti enormemente la vista (colori, dimensioni, presentazione,
forme) l’olfatto (profumi, odori) il tatto (temperatura, consistenza) ma anche
gli aspetti emotivi e cognitivi della persona.
Dal punto di vista olistico infatti il mangiare è un’esperienza
a 360° e coinvolge anche le emozioni: quelle evocate da quell’alimento, da quel
profumo, da quella consistenza. Come abbiamo elaborato queste sensazioni e che
feedback ci danno. L’ambiente poi gioca un ruolo cruciale: mangiare in
compagnia o in un contesto familiare può farci apprezzare diversamente una
pietanza e influenzare quindi il grado di appagamento che lo stesso pasto ci
trasmette.
Pertanto, se tra qualche ora ti viene fame soffermati su
tutti questi aspetti. Forse è riduttivo augurare “Buon Appetito!”. Più corretto
sarebbe dire “Buona consapevolezza!” Perché
non stai solo nutrendo il tuo corpo. Stai dialogando con lui.
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