Digestione difficile: cosa non stai “digerendo” nella tua vita?
Gonfiore, acidità, pesantezza: solo questione di cibo o anche di vissuti?
Quando lo stomaco parla
Ma quando mangiamo il nostro primo e il nostro secondo senza
abbuffarci ma subito dopo avvertiamo una sensazione di gonfiore, di scomodità,
il classico nodo allo stomaco… ecco in questi casi… il disagio che avvertiamo è
davvero dovuto solo a ciò che mangiamo?
E’ realmente solo
colpa dei cibi, del tipo di cottura, del troppo olio, del troppo burro utilizzati in cucina?
Digerire non è solo un processo fisico che si riduce all’azione di stomaco,
enzimi e succhi gastrici. Digerire è anche un percorso di elaborazione emotiva.
Come ci insegna il concetto dell’asse intestino-cervello, questi due organi
sono realmente collegati tra di loro ed in continua comunicazione. Attraverso
il nervo vago infatti l’intestino invia messaggi al cervello. Si hai letto bene:
dall’intestino al cervello! Allo stesso tempo la mente ripercorre emozioni e
stati d’animo e stimola la produzione di determinate sostanze in risposta a
questo bombardamento emotivo. Esse possono
influenzare o determinare la corretta digestione del nostro pasto.
La digestione: il punto di vista fisiologico
Come ci è sempre stato spiegato a scuola: “La digestione del
cibo inizia dalla bocca”. Esattamente: il processo di assimilazione dei cibi
inizia infatti con la masticazione che permette di sminuzzare gli alimenti e
grazie alla saliva ne facilita la deglutizione. Attraverso l’esofago poi il
bolo (così viene chiamato il cibo masticato) arriva allo stomaco e qui subisce
la prima “tempesta chimica”. Inondato da succhi gastrici ed enzimi, l’alimento
viene qui scomposto ancora di più e elaborato affinché risulti “assimilabile” e
“utile” per l’organismo. E’ poi a partire dal primo tratto dell’intestino tenue
che avviene l’assorbimento dei micro e macronutrienti. Ed è proprio nell’intestino
che troviamo il sistema nervoso enterico: una rete complessa di neuroni che
sono situati nella pancia, un “reale” secondo cervello che coordina gran parte
delle funzioni legate alla digestione e all’organo che lo ospita. Esso regola i
movimenti delle pareti intestinali, permettendo al cibo di proseguire e
spingersi in avanti. Coordinando le contrazioni e il rilassamento della
muscolatura liscia, gestisce lo svuotamento gastrico e il transito intestinale
degli alimenti, stimola la produzione di enzimi digestivi, succhi gastrici e muco.
Supporta l’attività metabolica e il riconoscimento e il conseguente assorbimento
delle sostanze nutritive, partecipa attivamente con i batteri intestinali del
microbiota alla regolazione di stati infiammatori e della risposta immunitaria.
Grazie poi al nervo vago, che come detto lo mette in contatto con il cervello,
influenza il senso di fame e sazietà garantendo che tutto il processo digestivo
avvenga in maniera efficiente e regolata.
Ma quali sono i sintomi più comuni di una cattiva o
difficile digestione?
Primo fra tutti il gonfiore addominale, segue acidità o reflusso, nausea e colon irritabile, stato di pesantezza e di malessere generale. Ora salvo cause cliniche che vanno ovviamente indagate e chiarite esclusivamente dal medico, esiste una lettura ed interpretazione psicosomatica a tutti questi disturbi. Questo non significa che ogni disturbo digestivo abbia un’origine emotiva, ma che mente e corpo dialogano continuamente
Ma quindi cosa significa “digerire” in alimentazione
psicosomatica?
Digerire è sinonimo di trasformare, assimilare, lasciar
andare. E cosa può essere difficile da digerire nella vita? Beh gli aspetti
sono molteplici. Si pensi ad esempio ad una situazione non facile da accettare,
rabbia non espressa, decisioni prese a forza, cambiamenti e imposizioni subite,
conflitti repressi. Ecco: lo stomaco è la sede della paura e del controllo e l’intestino
quella della rielaborazione profonda. Pertanto due “luoghi” dove questi aspetti
della nostra esistenza vengono considerati e sviscerati in maniera importante.
Stress e digestione: la biologia dietro il meccanismo
Quando siamo stressati ad esempio, il nostro corpo si attiva
in modalità “attacco o fuga”. Lo scopo è sopravvivere. Il sangue si sposta dagli
organi interni ai muscoli degli arti che potrebbero dover iniziare a correre da
un momento all’altro. Anche la
produzione dei succhi gastrici e l’equilibrio del microbiota possono risentirne.
Come possiamo allora creare uno spazio in cui il corpo possa
digerire il cibo e la mente possa elaborare le emozioni?
Possiamo porci qualche domanda: cosa mi pesa in questo
momento? Sto vivendo qualcosa che risulta
difficile accettare? Sto “ingoiando” qualcosa contro voglia? Quando i sintomi
di questa cattiva digestione peggiorano, dove sono? In che contesto? Con chi?
Azioni concrete che possiamo attuare:
Sul piano fisico:
- mangiare lentamente
- masticare bene
- ridurre i pasti che compio sotto stress
- respirazione profonda 5 minuti prima del pasto
- tenere orari regolari
Sul piano emotivo:
- nominare le emozioni,
- praticare scrittura espressiva
- imparare a dire di no
Concludendo possiamo dire che il corpo va ascoltato perché non
è contro di noi ma è una parte di noi e la digestione è un atto di trasformazione
continua non solo del cibo ma anche delle emozioni che proviamo. Alle volte
quindi non è la cena ad essere pesante ma lo stato d’animo che stiamo vivendo.
Non è lo stomaco ad essere troppo sensibile: forse è la vita
che ci chiede di essere “digerita” con maggiore consapevolezza.
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